Bollini colorati sui sottoli del supermercato: quello che l’industria alimentare non vuole farti sapere

Quando percorriamo i corridoi del supermercato alla ricerca di conserve sott’olio, ci troviamo di fronte a scaffali colmi di vasetti che sfoggiano una miriade di bollini colorati, simboli accattivanti e diciture che promettono eccellenza. Ma dietro questa apparente trasparenza si nasconde spesso una realtà ben più complessa: non tutti questi elementi grafici hanno lo stesso valore legale e informativo.

La giungla dei simboli: cosa significa realmente ciascun bollino

Nel settore dei sottoli, la proliferazione di simboli e certificazioni può disorientare anche il consumatore più attento. Esistono tre categorie principali di elementi grafici che possiamo trovare sulle confezioni: le certificazioni obbligatorie previste dalla normativa europea, le certificazioni volontarie rilasciate da enti riconosciuti e i semplici claim commerciali privi di valore certificativo. Questa distinzione è stabilita dal Regolamento UE n. 1169/2011 riguardante la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori.

Le certificazioni obbligatorie, come quelle relative all’origine delle materie prime (DOP, IGP) o quelle di sicurezza alimentare, sono riconoscibili per la loro forma standardizzata e per la presenza di codici identificativi specifici che permettono la tracciabilità secondo quanto previsto dal Regolamento UE n. 1151/2012. Molti produttori però affiancano a questi simboli ufficiali altri elementi grafici dal design accattivante ma dal valore informativo nullo.

Come distinguere una vera certificazione da un semplice espediente di marketing

La chiave per orientarsi in questo labirinto di simboli risiede nella comprensione degli elementi distintivi di una certificazione autentica. Una vera certificazione presenta sempre un numero di registrazione o un codice identificativo che può essere verificato sui siti web degli enti certificatori, come stabilito dal Regolamento UE 834/2007 per il biologico. Questi bollini riportano inoltre la dicitura dell’organismo di controllo, permettendo una verifica immediata della loro autenticità.

Al contrario, i claim commerciali si limitano a utilizzare terminologie generiche come “qualità superiore”, “tradizione italiana” o “selezione premium”, spesso accompagnate da grafiche elaborate ma prive di riferimenti a standard verificabili o a organismi autorizzati. Questi elementi, pur non essendo necessariamente ingannevoli secondo le normative AGCM sulle pratiche commerciali, non offrono garanzie concrete sulla qualità del prodotto se non supportati da certificazioni.

I bollini che contano davvero per i sottoli

Nel panorama specifico dei sottoli, alcune certificazioni rivestono particolare importanza per la sicurezza e la qualità del prodotto. Le certificazioni biologiche, riconoscibili dalla foglia europea stilizzata del logo bio UE, garantiscono che almeno il 95% degli ingredienti agricoli proviene da agricoltura biologica certificata, come previsto dal Regolamento UE 834/2007 articolo 23.

Le denominazioni di origine protetta (DOP) e le indicazioni geografiche protette (IGP), regolamentate dal Regolamento UE n. 1151/2012, forniscono informazioni precise sulla provenienza e sui metodi di produzione degli ingredienti principali. Particolarmente rilevanti sono anche le certificazioni relative ai sistemi di gestione della sicurezza alimentare come la norma ISO 22000:2018, che attestano l’implementazione di protocolli di sicurezza lungo tutta la filiera produttiva.

Questi standard sono fondamentali per i sottoli, considerando che la conservazione in olio richiede particolare attenzione per prevenire rischi microbiologici come il botulismo alimentare, secondo le linee guida del Ministero della Salute.

Gli errori più comuni nell’interpretazione dei simboli

Uno degli equivoci più diffusi riguarda la confusione tra certificazioni di prodotto e certificazioni di processo. Mentre le prime attestano specifiche caratteristiche qualitative o di origine del prodotto finito, le seconde si limitano a verificare che l’azienda rispetti determinati standard operativi, senza necessariamente garantire una qualità superiore del prodotto stesso. Questa distinzione è chiarita nei documenti di Accredia, l’ente unico nazionale di accreditamento.

Un altro errore frequente consiste nell’attribuire eccessiva importanza ai bollini autoprodotti dalle aziende, che spesso utilizzano terminologie e grafiche simili a quelle delle certificazioni ufficiali. Questi simboli, non essendo soggetti a verifica esterna, possono indurre il consumatore a sovrastimare la qualità del prodotto senza violare le normative sulla pubblicità se non dichiarano informazioni false.

Le strategie per un acquisto consapevole

Per orientarsi efficacemente tra i diversi simboli presenti sui sottoli, è consigliabile adottare un approccio sistematico basato su criteri verificabili:

  • Verificare la presenza di certificazioni riconosciute a livello europeo attraverso le liste ufficiali del Registro delle DOP e IGP
  • Concentrarsi sulle informazioni obbligatorie presenti in etichetta secondo il Regolamento UE 1169/2011
  • Controllare i codici identificativi delle certificazioni sui siti degli enti certificatori

L’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle informazioni obbligatorie presenti in etichetta, tutelate dal Regolamento UE 1169/2011, che forniscono dati oggettivi sulla composizione del prodotto, sulla sua origine, sulle modalità di conservazione e sulla scadenza. Queste informazioni, spesso meno vistose dei bollini colorati, rappresentano la fonte più affidabile per valutare la qualità del prodotto.

L’importanza della tracciabilità nei prodotti sott’olio

Nel settore dei sottoli, la tracciabilità assume un ruolo cruciale per garantire la sicurezza del consumatore. I simboli che attestano la rintracciabilità della filiera produttiva, regolamentata dal Regolamento CE 178/2002 articolo 18, offrono garanzie concrete sulla provenienza degli ingredienti e sui controlli effettuati durante le diverse fasi di lavorazione. Questa capacità di tracciare ogni passaggio permette di identificare rapidamente l’origine di un’eventuale contaminazione alimentare.

Non tutti i sistemi di tracciabilità offrono lo stesso livello di dettaglio e affidabilità. Le certificazioni di filiera più complete prevedono la registrazione di tutti i passaggi produttivi, dalla coltivazione delle materie prime fino al confezionamento finale, mentre altre si limitano a tracciare solo alcune fasi del processo.

La consapevolezza di queste distinzioni permette al consumatore di fare scelte più informate, privilegiando prodotti che offrono reali garanzie di qualità e sicurezza rispetto a quelli che si limitano a sfruttare l’appeal visivo di bollini privi di sostanza certificativa. Solo attraverso questa conoscenza è possibile trasformare l’acquisto di sottoli da una scelta basata sull’impressione visiva a una decisione fondata su criteri oggettivi e verificabili, distinguendo i prodotti realmente sicuri e di qualità da quelli che puntano unicamente sull’impatto visivo di simboli non regolamentati.

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